Bodhidharma l’illuminato.

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Il monaco indiano Bodhidharma (Ta-Mo / Damo in cinese, Daruma in giapponese), 28° patriarca buddista e seguace del Mahayana (la dottrina del «grande veicolo»), alla morte del suo maestro Prajnatara andò in Cina.
Vi giunse nel 520 d.C. e fu ricevuto dall’imperatore Wu.
Quindi, dopo un lungo peregrinare, soggiornò per molti anni nel monastero di Shao-lin (Sil-Lum in cantonese, Sho-rin in giapponese), che significa «giovane foresta».
Il monastero fu costruito ai piedi del monte Song, nella provincia di Henan, secondo alcuni nel I° secolo a.C., secondo altri nel 495 d.C. dall’imperatore Wen Di per ospitare il monaco Ba Tuo della scuola Hinayana.

La tradizione vuole che a Shaolin Bodhidharma abbia fondato una scuola impostata sulla meditazione: Dhyana in sanscrito, Chan in cinese, Zen in giapponese (ma è più probabile che la scuola si debba a Hui-neng, 6° patriarca dopo Bodhidharma).
Convinto che corpo e spirito fossero indivisibili, insegnò inoltre ai monaci degli esercizi di respirazione e di ginnastica per fortificare il loro fisico, messo a dura prova da pesanti sedute di meditazione.
Il suo metodo fu definito «shi-pa-Lo-han-sho» / «shiba Lohan shou», ossia «le diciotto mani di Lo-han» (Lo-han significa «discepolo di Budda»).
b_1862Secondo la leggenda, poiché in India aveva fatto parte della casta dei guerrieri ksatriya, insegnò anche delle tecniche di combattimento a mani nude (Wu-shu, ossia «arte della guerra»; in giapponese Bu-jitsu; in Occidente più noto come Kung-fiu / Gongfu), che col tempo furono arricchite e perfezionate grazie al contributo di altri monaci e di esperti di arti marziali che si recavano a Shaolin attratti dalla crescente fama del luogo.

Quella di Bodhidharma che insegna arti marziali ai monaci è solo una leggenda, visto che le arti marziali si praticavano molti secoli prima che lui giungesse in Cina, ma potrebbe così interpretarsi: l’avvento del buddismo, assai popolare, fornì alle discipline di combattimento il necessario substrato morale, giustificandone la pratica, che altrimenti sarebbe degenerata nell’egoismo e nella violenza.

A Bodhidharma successe Shen Guang, che prese il nome di Hui Ke, che significa «capace di saggezza».

Il terzo patriarca di Shaolin fu Seng Can (circa 606), il quarto Dao Xiii (580-651), il quinto Weng Ren (601-675), il sesto Hui Neng (638-713), che ebbe un larghissimo seguito. A lui successe Shen Hui, considerato dagli studiosi il più grande di tutti i patriarchi.

I quattro pilastri di Bodhidharma

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Tradizionalmente sono attribuite a Bodhidharma quattro asserzioni, composte di quattro caratteri ciascuna. Sono l’essenza del buddismo Ch’an.

In realtà, è storicamente più probabile che le frasi siano di Nan quan Puya (in giapponese Nansen Fugan), vissuto in un’epoca successiva; ma accertare la paternità di questi enunciati e scarsamente rilevante: a prescindere da chi li abbia scritti, rispecchiano limpidamente l’essenza più intima dello Zen.

1 Insegnare al di fuori delle dottrine

2 Non basarsi sulle scritture

3 Mirare direttamente alla mente (cuore) delle persone

4 Svelare la natura propria e diventare Budda

Questi quattro enunciati esortano a essere aperti e ricettivi nei confronti delle esperienze e degli incontri che la vita ci propone.

Il messaggio complessivo in esso contenuto e di non fissarsi su modelli comportamentali e di pensiero precostituiti.

La nostra esistenza deve essere vissuta in stretto e diretto contatto con il cuore delle persone e non basandoci sulle apparenze, sulla superficie delle cose.

Vivendo secondo questi principi ciascuno sarà in grado di riscoprire la propria “buddicità” e di vivere in maniera serena e autentica. 13252_420878068025678_1050078581_n

Cit.

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Se usate la mente per studiare la realtà
non capirete né la mente né la realtà.
Se studiate la realtà senza usare la mente,capirete entrambe.
Coloro che sono capaci della vera visione sanno che la mente è vuota.

(Bodhidharma)untitled

Rei

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Bodhidharma2(828x1300)Noi che attraversiamo gli anni addestrandoci a combattere,
rechiamo al fianco e nel cuore una Spada,
cerchiamo la forza aborrendo la prepotenza,
perseveriamo nell’umiltà rifuggendo il servilismo,
esigiamo rispetto perchè sappiamo rispettare….
Noi che, ci sentiamo Guerrieri in un mondo di mercanti….
Noi, siamo dalla parte delle schiere di coloro che odiano la guerra.
Noi, costruiamo dentro a noi stessi il vero, profondo, difficile coraggio d’essere uomini di Pace….

(Chairo Hiretsu)